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Anno 2010


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Ci siamo! Ecco Italian Beauty
11 novembre 2010

di e con Leonardo Manera

con Walter Maffei

 

regia Marco Rampoldi

 

Sono diversi i “mostri” che affollano il nostro Paese, nelle strade, in televisione, nei palazzi della politica...Ci sono i fenomeni dello schermo sfornati dai reality, ci sono fantastici esponenti di partiti sempre nuovi, ci sono imprenditori rampanti e ruspanti-chic, ci sono uomini e donne sempre più soli alla ricerca di briciole di felicità.
Sono “mostri” che generano orrore, eppure, a volte incredibilmente, creano desiderio di emulazione.
Leonardo Manera, con la sua comicità capace di scendere negli abissi, di cogliere tutto il grottesco della vita e di sfiorare la tristezza attraverso la poesia, viaggia in un Paese di mostri, che è il nostro Paese di oggi, per raccontarcelo senza pregiudizi ma con divertimento e com-passione.
E siccome “mostro” è etimologicamente tutto ciò che desta meraviglia, nello spettacolo c’è spazio anche per la magia e l’incantamento…come a dire che la via di fuga dall’orrore di molta realtà massmediatica è la capacità di riscoprire il sogno nel quotidiano.

 

"Un viaggio. L’ultima tappa di un viaggio e il racconto di quel viaggio, seduto al tavolo di un ristorante posto proprio alle spalle di un porto, di un aeroporto, forse di una stazione. Insomma, un luogo (o un non luogo) ideale per partire, forse per sempre, comunque in ritardo.

Niente di strano, se non perché la cena arriva al termine di un viaggio non attraverso l’Italia, ma attraverso le meravigliose mostruosità d’Italia. Le portate della cena, poi, descritte magicamente da un cameriere vagamente inquietante, non sono manicaretti preparati in cucina ma personaggi che di quell’Italia mostruosa fanno parte, anzi, ne sono la compiuta espressione: un politico presuntuoso e arrogante, un improvvisato promotore finanziario, un professore corroso dall’ignoranza degli alunni (e propria), un presentatore di quiz cannibale.

Così il protagonista si ritrova a raccontare la sua decisione di partire, di abbandonare con grottesca amarezza il noto dell’Italia per l’ignoto di qualcos’altro, spinto anche dalle parole di un ex amore ormai giunto al capolinea. Un amore che finisce e un’Italia che continua sempre uguale, dominata da bipedi con fattezze umane, ma bestiali e tragicamente invidiati.

Quindi la partenza definitiva, verso un mondo nuovo che lascia finalmente spazio alle emozioni e non agli stereotipi delle emozioni, allo stupore della vita e non all’imitazione della vita. Senza rimpiangere nulla, nemmeno il posticipo della domenica sera in tv".


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Viaggio in un Paese di mostri
16 marzo 2010

Il viaggio in un Paese di mostri è il tema del mio nuovo spettacolo ora in preparazione. Mostri che vediamo tutti i giorni per strada, in televisione, sul web, spesso senza avere la percezione che si tratti di mostri. E tutto questo è spaventoso, anzi, mostruoso... Vi viene in mente qualche mostro del quotidiano? O qualche modo per evitare di diventarlo? Il problema probabilmente è che tutti noi siamo irrevocabilmente attratti dal peggio, inevitabilmente destinati a diventare mostri, trovando però sempre nel nostro vicino un mostro che ci appare peggiore di noi. E' una bella consolazione.

http://www.procopestudio.it/LeonardoManera_spettacoli.htm


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La fatica di non essere solo e l’uso della democrazia.
01 febbraio 2010

Non essere solo costa fatica. Bisogna darsi da fare. Invitare a cena persone. Cucinare. Essere di buon umore e disponibili agli altri. Coltivare i rapporti. Con l’età poi si diventa più selettivi, si trovano sempre più difetti negli altri e si giustifica sempre di  più se stessi. Poi le pubblicità sono piene di prodotti piacevoli da consumare da soli, al massimo in coppia. Al massimo in famiglia. E intanto la società si spezza. Le comunità si spezzano e il controllo sociale in qualche modo aumenta. Un mondo meraviglioso dove in cambio di un benessere solitario o tutt’al più famigliare deleghiamo la gestione di tutto il resto ai partiti, a chi governa per noi, a chi decide per noi. Senza nemmeno poter esprimere preferenze elettorali, con le liste bloccate e decise dall’alto. In mano a un’aristocrazia politica e partitica che non cambia mai perché, tutto sommato, forse stiamo bene così. Si litiga solo sul calcio, forse ultimo baluardo della democrazia o, meglio, della partecipazione concessa dal potere. Siamo una democrazia così avanzata che, ormai, ci siamo dimenticati di esercitarla. Beh, ora basta. Vado a farmi un idromassaggio. Da solo, nella mia vasca.


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