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da Persinsala Rivista di Arte e Teatro, recensione a "Italian Beauty. Viaggio in un paese di mostri"
16 marzo 2012

Dopo due anni di tourneé nei teatri di mezza Italia, mi piace salutare il mio spettacolo teatrale "Italian Beauty" con una delle ultime recensioni, scritte dopo le repliche al Teatro della Cooperativa di Milano. Ringrazio tutte le persone che mi hanno aiutato a scrivere, concretizzare, portare in scena, comunicare e distribuire lo spettacolo, da Marco Rampoldi, amico e regista versatile e ormai solidamente affermato, a Walter Maffei, mio magico compagno di scena, a Serenella, Fabio e Stefano di ProcopeStudio.

Ai prossimi viaggi.... 

 

 

Si dice che la vita sia un viaggio e i più grandi autori teatrali e letterari, su questa analogia, hanno modellato alcune tra le loro opere più importanti, inducendo generazioni di spettatori e lettori a ripensare e comprendere i complessi meccanismi che muovono l’essere umano in cerca di significati altri.

Leonardo Manera, esponente storico del circo del cabaret italiano, ha voluto in qualche modo utilizzare il viaggio per raccontare la sua storia vista con gli occhi di un uomo stanco e deluso da un amore finito che, con la sua macchina Luana e una valigia, non cerca che il modo migliore per lasciarsi alle spalle i dispiaceri e le difficoltà di un’Italia segnata da una crisi sì economica, ma soprattutto di idee e di persone valide.

La riflessione prende avvio durante la pausa pranzo o una cena – poco importa – quando il flusso di coscienza è stimolato dal cameriere che presenta, a ogni portata, nuovi spunti. Dall’antipasto al dolce, anziché gustosi manicaretti, arrivano in tavola mostruosità di un Paese che ha rinunciato ad aprire gli occhi – e a rimboccarsi le maniche. L’arrendevolezza e la povertà di contenuti sono le trappole più rischiose quando si vogliano capire le ragioni delle difficoltà e ci si sforzi di superarle.

La ricerca di non-banalità si scontra con protagonisti tipo – soprattutto della televisione italiana: presentatori cinici che condannano i propri concorrenti, medici in prima linea per menefreghismo alle prese con una sanità in ginocchio, imprenditori senza spessore morale e personaggi da reality che con la realtà hanno davvero poco da spartire. Eppure, in questo generico calderone di spazzatura, c’è anche chi diventa persino più caricaturale cercando, in queste mostruosità aberranti, modelli di ispirazione per rendere la propria vita migliore – o, forse, sarebbe saggio dire più facile.

All’uomo senziente e cosciente non rimane altro che terminare il proprio viaggio spogliandosi di tutti gli averi, e degli orpelli che non possono – in alcun modo – dare autentica soddisfazione. Colui che non temerà, potrà risvegliarsi senzatetto, o romantico clochard, ma della propria felicitá potrá decidere da sé.

Manera – noto per la sua capacitá di stigmatizzare i comportamenti attraverso forme grottesche – questa volta fa davvero centro, utilizzando la comicità non solo per divertire, bensì per far riflettere. Italian Beauty è infatti un ottimo esperimento, che lascia poco al caso o all’improvvisazione, e dove ogni intervento o personaggio possiede una quadratura definita e costituisce un capitolo funzionale al disegno complessivo.

L’inquietante cameriere – un bravissimo Walter Maffei – non si limita a presentare le portate introducendo l’argomento, ma abbina numeri di prestigio per sottolineare la dimensione illusionistica della realtà. Il viaggio assume così una dimensione incantata che stimola, passo dopo passo, a nuove riflessioni, rigorosamente a bocca aperta. Il sorriso forse diventa amaro nel finale, ma non per questo tende a sbiadire. Anzi: apre a un applauso sincero, specchio fedele del concetto di base dello spettacolo.

Manera, grazie anche all’attenta regìa di Marco Rampoldi, stupisce senza rinunciare a mimica e battute che gli sono proprie: il rinnovamento deriva da un testo curato e da una successione di caratteri spontanea e intelligente, che rendono Italian Beauty uno tra gli spettacoli più interessanti del panorama comico del momento.


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